domenica 26 ottobre 2008

Niente ghiaccio al polo sud ( della Luna )

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Non vi sarebbe ghiaccio in uno dei crateri lunari sospettato finora di contenerne.

Lo sostiene uno studio giapponese pubblicato su Science Express da un gruppo di ricerca coordinato dall'Agenzia aerospaziale nipponica.

Si tratta del cratere Shackleton, al Polo Sud della Luna, sospettato di conservare sacche di ghiaccio perché situato in un'area costantemente in ombra. Le immagini, riprese dal satellite giapponese Selene, indicano invece che il cratere non conterrebbe alcun deposito di ghiaccio. I dati sono stati raccolti nel mese di novembre 2007, durante l'estate lunare, quando le pareti del cratere godono, a differenza degli altri periodi, di una debole illuminazione da parte del Sole, ma sono ancora fredde abbastanza (-183 gradi centigradi) per non far sciogliere eventuale ghiaccio. Lo studio però non esclude del tutto la presenta di acqua ghiacciata. "Anche se gli strumenti a bordo di Selene non hanno registrato ghiaccio puro in superficie, non è escluso - scrivono i ricercatori - che vi possa essere ghiaccio sporco miscelato al suolo anche se a basse concentrazioni, oppure sepolto sotto la superficie".
(Fonte: ANSA)

Svelato il mistero di Phobos

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Le ultime foto ravvicinate del satellite di Marte smentiscono tutte le ipotesi fantascientifiche.

E’ il maggiore dei due satelliti di Marte, ma per noi terrestri, abituati ad avere una Luna grande e splendente, sembra piuttosto un pezzo di roccia cosmica finito lì per caso.

Gli hanno dato il nome greco della paura, Phobos, perché fin dall’inizio è apparso un oggetto inquietante, anomalo.

Di piccolissimo diametro, appena una ventina di chilometri, leggerissimo pur se rapportato alle sue modeste dimensioni, caratterizzato da un moto di rotazione frenetico, tanto che gira strettissimo attorno a Marte in appena 7 ore e 39 minuti, Phobos, più che il satellite della paura è quello del mistero.

SATELLITE ARTIFICIALE? - Alcuni astronomi si sono sbizzarriti a descriverlo come una sfera cava all’interno, altri addirittura come un satellite artificiale costruito dai marziani.
Ora il mistero sembra svelato: Phobos sarebbe un «mucchio di ghiaia e di sabbia». Lo ipotizzano gli scienziati che stanno analizzando i dati raccolti da Mars Express, una sonda spaziale automatica dell’Agenzia spaziale europea in orbita attorno a Marte, di cui sta riprendendo foto ravvicinate della superficie e dei suoi due satelliti.

Grazie alle immagini in tre dimensioni di Phobos, gli scienziati hanno potuto calcolare, con una precisione mai raggiunta prima, la massa e il volume dell’enigmatica luna di Marte e ricavarne la densità media, che è risultata di 1,85 grammi per centimetro cubo, cioè di gran lunga inferiore a quella della nostra Luna che è di 3,5 grammi per centimetro cubo.

MUCCHIO DI GHIAIA - La notevole leggerezza di Phobos avvalora l’ipotesi che il satellite, sotto una superficie di polveri dello spessore di circa 100 metri , del tutto simile a quella lunare, disseminata di crateri grandi e piccoli, non nasconda un nucleo compatto, ma aggregati di sassi tenuti insieme dalla forza di gravità e separati da cavità: insomma, una struttura a rubble pile (mucchio di ghiaia) , come dicono gli esperti. Tale struttura, secondo gli studiosi dei corpi minori del sistema solare, sarebbe propria a molti asteroidi con densità altrettanto bassa. Degli asteroidi a mucchio di ghiaia, gli specialisti stanno tentando di realizzare un archivio computerizzato con lo scopo di escluderli da esperimenti spaziali che ne potrebbero compromettere l’integrità. Infatti, se si frammentassero in miliardi di corpi, in seguito a qualche impatto provocato da sonde spaziali, rappresenterebbero, per la Terra, uno sciame potenzialmente distruttivo.

venerdì 17 ottobre 2008

La più grande spedizione al Polo Sud: Alla ricerca delle montagne sommerse .

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In una delle località più remote, più fredde e più inaccessibili dell’Antartide orientale è sepolto un enigma: Le montagne Gamburtsev .

Montagne che si estendono per 1.200 km, con picchi di oltre 3.000 metri, sono grandi come le Alpi ma nessuno le ha mai viste direttamente, anzi, non se ne sà praticamente nulla. Perchè? I monti Gamburtsev sono sepolti sotto 4000 metri di ghiaccio.

Scoperti per caso nel 1958 da ricercatori sovietici che compivano indagini sismiche alla superficie della calotta, per scoprire lo spessore del ghiaccio. Rilevati da strumenti - radar-altimetri, laser, magnetometri e gravimetri, trasportati da aeroplani, nessuno li ha mai visti con i propri occhi né ha potuto analizzare alcun campione delle loro rocce.

Che origine hanno? Che età hanno? mistero.
Una delle ipotesi è che le Gamburtsev mountains siano il luogo d'origine della vastissima calotta polare antartica, che oggi ricopre la maggior parte del continente. Scoprire la verità sulla loro origine è uno degli scopi principali di una grande spedizione internazionale che partirà fra pochi giorni per l’Antartide.

La missione, battezzata AGAP (da Antarctic Gamburtsev Province ), architettata dalla British Antarctic Survey, vedrà impegnati un team di scienziati e ingegneri di sei paesi diversi: Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Australia, Cina e Giappone. La missione partirà fra pochi giorni per l’Antartide. Il gruppo lavorerà per due mesi e mezzo tra i ghiacci del Polo Sud, con temperature che scendono fino a 40 gradi sottozero. Aerei, trivelle glaciali, radar, sensori magnetici, gravimetri, con lo scopo di carpire la verità sulla loro origine.

Altro scopo della missione è analizzare il ghiaccio, vecchio di 1,2 milioni di anni, che nel corso dei millenni si è accumulato per oltre 3000 metri di altezza registrando l'evoluzione dei cambiamenti climatici: una storia che potrebbe dare un aiuto fondamentale nell'interpretazione delle evoluzioni climatiche attuali e nella formulazione delle previsioni per il futuro.

E' una sfida eccitante - ha detto il capospedizione Fausto Ferraccioli , geofisico della British Antarctic Survey. La catena dei monti Gamburtsev è in una delle regioni più remote, inaccessibili e sconosciute del pianeta. E' quasi come preparare una spedizione su Marte.
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venerdì 10 ottobre 2008

La prima fotografia dallo spazio del satellite di Google map. Risoluzione: 41 cm!

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Il satellite GeoEye-1 co-sponsorizzato da Google ha scattato la prima foto dallo spazio. Risoluzione: 41 cm.

Lanciato lo scorso 6 settembre dalla base Vandenberg in California, l'occhio del più accurato satellite commerciale per immagini al mondo si è posato sulla Kutztown University (in Pennsylvania) a mezzogiorno di martedì scorso, mentre orbitava attorno alla Terra a 680 chilometri di altezza, transitando sopra gli Stati Uniti a una velocità di circa 27 mila chilometri all'ora.

Il veicolo spaziale messo a punto nei laboratori di GeoEye può scattare foto a una risoluzione altissima: fino a 41 centimetri. Tuttavia, in virtù delle leggi statunitensi, le immagini che il gigante di Mountain View utilizzerà in Google Maps e Google Earth non potranno avere una risoluzione inferiore ai 50 centimetri.
Sul satellite spiccano inconfondibili le lettere colorate del logo di Google, ma GeoEye-1 , in realtà, lavora anche al servizio della National Geospatial-Intelligence Agency statunitense (secondo sponsor del progetto) ai fini della sicurezza nazionale.

GeoEye-1 non è utilizzato per spiare, tengono sottolineare dalla società, spiegando che si tratta solo di una tecnologia per la raccolta di immagini del nostro pianeta che poi saranno pubblicate in rete o vendute a qualsiasi cliente abbia la necessità di mappare, misurare e monitorare spazi e cose presenti sul territorio. E questo non è spiare. No?
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giovedì 9 ottobre 2008

Le prime immagini del lato oscuro di Mercurio.

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La sonda Messenger ha inviato le prime immagini (mai viste prima) della faccia nascosta di Mercurio.

la sonda spaziale americana « Messenger » ha inviato le prime immagini della faccia nascosta di Mercurio , rivelando un terreno roccioso mai osservato prima d'ora. Si tratta di immagini spettacolari del pianeta.
Mercurio è il primo pianeta del nostro sistema solare in ordine di distanza dal Sole e il più piccolo in dimensioni, meno della metà di quello terrestre.
Dopo un viaggio di parecchi anni, lunedì scorso, la sonda Messenger si è avvicinata al pianeta fino a distare meno di 200 chilometri dal suo equatore.

Le prime immagini che ha inviato mostrano che sulla superficie di Mercurio esistono dei dirupi. Nei prossimi giorni Messenger registrerà 1.200 immagini, che verranno man mano caricate sul sito Internet della missione. Il traguardo è la mappatura dell'intera superficie.

Messenger è partito nell'estate del 2004 dagli Usa. Quella in corso è la seconda di tre osservazioni a distanza ravvicinata che Messenger farà prima di entrare in orbita intorno a Mercurio nel 2011. La prima risale al gennaio di quest'anno, la terza (e ultima) è prevista per il settembre 2009.

Mercurio , poco più grande della Luna, è tra i pianeti meno esplorati, anche perchè a causa delle sua vicinanza col Sole e l'estrema forza d'attrazione è di difficile avvicinamento per le sonde. Nel suo primo passaggio, il 14 gennaio, la sonda statunitense aveva inviato numerose foto di circa il 20 per cento della parte mai osservata del pianeta. Questa volta è stato zoomata l'altra faccia di Mercurio. Prima di «Messenger», l'unica altra sonda a raggiungere Mercurio era stata Mariner 10 , che transitò intorno al pianeta tre volte tra il 1974 e il 1975.
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mercoledì 8 ottobre 2008

Scoperto un nuovo pianeta extrasolare.

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Il satellite francese Corot ha scoperto un nuovo pianeta extrasolare, delle dimensioni di Giove ma di massa assai maggiore.

Battezzato CoRot-Exo-3b , il pianeta orbita intorno alla sua stella, un po' piu' grande del Sole, in 4 giorni e 6 ore.

Lo ha annunciato il Centro nazionale francese di Studi spaziali (Cnes). Secondo alcuni membri del Cnes potrebbe trattarsi anche di una nana bruna, una stella 'mancata' (cioè senza sufficiente massa e calore per brillare come una stella normale).
(FONTE: ANSA)

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martedì 7 ottobre 2008

Un asteroide colpisce la terra

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Alle 4.46 ora italiana l’asteroide battezzato " 2008 TC3 " ha colpito la Terra precipitando nel cielo del Sudan. Il suo diametro stimato era di quattro metri. L'asteroide si è disintegrato nell'atmosfera.

L'avvistamento - Il minuscolo corpo celeste era stato avvistato nelle prime ore di lunedì dagli osservatori in Arizona e in Australia. Durante tutta la giornata di lunedì è stato seguito e solo in serata si è potuto determinarne la traiettoria e che impattava con il nostro pianeta.

La comunicazione è passata al centro di coordinamento di Harvard (Usa) che l’ha poi diffusa agli altri centri di osservazione sparsi nei continenti. Il Dipartimento di Stato americano aveva avvisato dell’evento incombente il governo dell’Arabia Saudita precisando che non esisteva alcun rischio. Corpi di tali dimensioni impattano la terra con la frequenza di qualche anno, ma si disintegrano al contatto con l'atmosfera.

L'asteroide ha colpito l’atmosfera sopra il Sudan frammentandosi in tanti pezzi e generando una scia di fuoco spettacolare. L'esplosione all’impatto dovrebbe aver liberato un’energia di circa un chiloton (come una piccola bomba atomica). Alla superficie dovrebbero essere giunti soltanto piccoli frammenti di alcuni centimetri.

Importante è che in questa circostanza si è riusciti a identificare il piccolissimo oggetto in arrivo, a determinarne le caratteristiche, la traiettoria e a diffondere l’informazione con rapidità. Ma se fosse stato più grande?
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